L’onda degli eventi legati all’emergenza Covid-19 e a nuovi obblighi di legge ha creato una maggiore consapevolezza dell’utilità delle tecnologie, in particolare negli studio professionali.

L’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano ha presentato il 25 settembre scorso i risultati dell’ultima ricerca dell’ateneo, intervistando circa 2.400 studi italiani di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e multidisciplinari.

Subito qualche numero: nel 2019 questa categoria ha speso circa 1,5 miliardi in ict, rispetto ai 1,6 del 2020, anno che deve ancora terminare e che quindi può riservare ancora tante sorprese, con il + 4,8% che sarà sicuramente destinato ad aumentare (la ricerca infatti ha coperto solo il periodo tra febbraio e luglio 2020). Sempre rispetto al 2019, chi nel 2020 ha investito di più in tecnologie informatiche sono stati gli studi multidisciplinari, seguiti dai commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati.

Ma guardiamo quali sono gli strumenti più utilizzati a seconda delle categorie. Gli avvocati sono i professionisti più presenti online: il 71% ha un sito web e il 60% almeno un canale social, il 6% usa forum, blog o social network per eventi interni. Seguono gli studi multidisciplinari (rispettivamente 63% e 57%), commercialisti (54% e 47%) e consulenti del lavoro (41% e 46%).

Le tecnologie più diffuse sono la firma elettronica, utilizzata dal 98% degli studi legali e multidisciplinari e dal 96% di commercialisti e consulenti del lavoro, e la firma digitale remota (78% degli avvocati, 90% dei commercialisti, 79% dei consulenti del lavoro e 93% dei multidisciplinari. Segue la conservazione digitale a norma, usata soprattutto dai commercialisti, e software per il controllo della gestione del cliente o dello studio. Ancora marginale la diffusione di tecnologie di frontiera come l’intelligenza artificiale (impiegata dal 9% dei legali, dall’8% dei commercialisti, dal 10% dei consulenti del lavoro e dal 14% degli studi multidisciplinari) e della blockchain (presente solo nel 2% degli studi legali e multidisciplinari e nell’1% dei commercialisti).

 “Gli studi professionali hanno aumentato gli investimenti nel digitale più delle aziende (+18% contro +2,3%) e questa tendenza continuerà anche nel 2020 (+4,8% contro +0,9%), segno di una cultura digitale sempre più matura",  afferma Federico Iannella, Ricercatore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale.

Tra i 2.400 studi coinvolti, 4 i progetti best performer: per la categoria commercialisti, un progetto di chatbot operativo sulle principali piattaforme di instant messaging che assiste il cliente per prenotazione di appuntamenti, richieste di informazioni e scambi di documenti. Tra gli avvocati, una soluzione di Business Intelligence che permette di misurare le performance dello studio e interpretare al meglio i dati. Tra i multidisciplinari, una rete tra professionisti multidisciplinari per la condivisione della conoscenza. Infine, per i consulenti del lavoro, un software che integra le attività tipiche di due categorie professionali (Avvocati e Consulenti del Lavoro) e sfrutta strumenti di condivisione di dati e conoscenza per rendere le attività di consulenza più efficienti.